VIAGGIO…(Estratti)

« Io non evolvo : VIAGGIO »
                       
    Se F. Pessoa l’enuncia così nei suoi frammenti di un viaggio immobile è forse per questo che ci confida ugualmente : « mi hanno messo in un angolo da dove non sento giocare gli altri. Sento, tra le mie mani , il giocattolo rotto che mi hanno dato per derisione . »
E’ per questo che occorreva a questi bambini che abbiamo visto, perché il loro viaggio si compiesse, giocare con gli altri, con dei giocattoli portatori di senso, in relazioni significanti e soggettivanti.
                        Ritroviamoli in un gruppo di scenodramma
Sono stata invitata a presentarvi, a partire da un film, il funzionamento di un gruppo di scenodramma in un day hospital*. E’ il nome che ho dato a questa forma specifica di psicoterapia di gruppo che si indirizza a bambini dai 4 agli 8 anni circa.
            PIANO SEQUENZA SU : le indicazioni
 
            In ospedalizzazione questa terapia si indirizza a bambini con emergenza di patologieautistiche, psicotiche o pesantemente carenziali. In C. M. P. questa terapia si indirizza a bambini iperattivi che presentano difficoltà precipue di concentrazione che disturbano il loro sviluppo cognitivo così come un’ instabilità motoria e relazionale che disturba la loro socializzazione.
Essa s’indirizza anche a bambini che soffrono d’inibizione severa e che per questa ragione presentano delle difficoltà di comunicazione e di linguaggio. Queste indicazioni si avvicinano a quelle preconizzate per i gruppi di psicodramma, ma riguardano bambini più piccoli e che presentano un livello di simbolizzazione inferiore nonché particolarmente debole.
PIANO SEQUENZA SU : la cronistoria
 
E’ partendo dalla mia funzione di psicodrammatista che ho cercato distrutturare  una terapia di gruppo destinata a bambini che non hanno raggiunto un livello di simbolizzazione e di narrazione sufficenti a rispondere alle regole dello psicodramma. Quindi è ispirandomi a questo tipo di terapia, e ispirandomi anche all’uso dello scenotest (1) che ho messo in opera lo scenodramma. Ecco rapidamente evocata la storia di questo nome, quanto alla storia di questa pratica, i gruppi di scenodramma si sono iscritti una decina di anni fa al day hospital su domanda del medico responsabile (2) che desiderava organizzare una terapia di gruppo adatta ai bambini opsedalizzati..
·       Testo redatto per accompagnare la proiezione del film sullo scenodramma e la presentazione di questa terapia di gruppo alla giornata di studi dell’A.R.A.G.E.: Associazione per la Ricerca sull’Animazione dei Gruppi di Bambini.
·       scenotest elaborato da GERDHILD VON STAABS – 1938
(1) Ospedale diurno LE DANTEC, Service Hospitalo-Universitaire de Psychiatrie de l’enfant et de l’adolescent – Pr. S. TORDJMAM – C.H.G.R. RENNES – FRANCIA
Questa terapia è entrata più recentemente(3° anno) in consultazione.Essa permette anche un lavoro di rielaborazione di traumatismi risultanti da sevizie o da rotture gravi di legami affettivi. La sua utilizzazione recente in terapia famigliare per madri sole con bambini piccoli ci sembra particolarmente interessante.
            PIANO SEQUENZA SU : il gruppo
         A cosa somiglia un tale gruppo ? Il film che abbiamo appena visto è stato concepito per rispondere a questa domanda . Si tratta di una sistemazione strutturata e complessa di una situazione gruppalemolto visiva avente come funzione immediata di sostenere le identità attraverso l’appoggio su un materiale di colore differenziato e differenziante.
 
         Tre bambini e due terapeuti, a posti alterni con questi, sono installati intorno ad una tavola rotonda il cui piano è separato in 5 territori uguali. Al centro è posta una bacinella destinata a ricevere dell’ acqua. Questa offre uno spazio collettivo che serve anche da via di comunicazione tra tutti quanti. In effetti ciascuno è equipaggiato di una barca (e di una macchina) che gli permetterà di stringere relazione con gli altri trasportando i suoi personaggi da un territorio all’ altro, dopo autorizzazione e nel gioco.
         Cosa differenzia questi territori, equipaggiati con gli stessi oggetti che hanno per scopo di significare che ciascuno è effettivamente e veramente membro di un gruppo ? E’ il colore degli oggetti che vi si trovano. Ogni membro del gruppo beneficia di una stessa superficie delimitata da piccole barriere dipinte con i colori del suo territorio, come tutti gli oggetti messi a sua disposizione.
         Si tratta di personaggi umani : uomini, donne, bambini, di animali selvaggi e familiari, di alberi e di oggetti che testimoniano una vita sociale quotidiana : tavolo, banco, sedie. Dei cubi di legno fanno ugualmente parte di questo equipaggiamento, bagaglio personale, per aiutare il bambino a delimitare degli spazi interiori dalle funzioni multiple.
         Con questo bagaglio che gli è proprio, e grazie alla sua « etichetta » colore scelta all’ inizio del gruppo, ogni bambino è equipaggiato per osare il viaggio che gli offrirà il suo immaginario. Questo viaggio potrà realizzarlo solo con il passaporto della simbolizzazione e i passacondotti ottenuti al prezzo del rispetto delle regole del gruppo : quali sono queste regole ? Un territorio personale inviolabile dove non si può entrare senza autorizzazione. L’acqua collettiva che non può essere rovesciata perché appartiene a tutto il gruppo e serve da spazio privilegiato per gli scambi nel contesto delle storie inizialmente enunciate dai bambini. Il gioco collettivo che comincia solamente quando tutti i membri del gruppo (bambini e terapeuti) hanno spiegato ciascuno a suo turno la propria storia.
         Questa storia, in relazione con le altre, ognuno la farà vivere con i suoi oggetti già installati nella messa in scena che l’annuncia e che faciliterà il suo sviluppo.
         Queste regole sono l’armatura della vita gruppale. Esse avranno effetto di contenente che articola vita psichica personale e vita sociale gruppale. E’ nell’articolare le istanze intrapsichiche in corso di elaborazione con l’interpsichico gruppale che si dispiegano i processi d’ interfantasmatizzazione (3) sostenenti le attività del preconscio.
 
(3)KAËS R.1976 Analyse intertransférentielle, fonction alpha et groupe conteneur, in Evolution psychiatrique.
KAËS R. 2007 Un singolare plurale – Quali aspetti dell’approccio psicoanalitico dei gruppi riguardano gli psicoanalisti ?Edizioni Borla s.r.l. Roma
I terapeuti « forniscono » per mezzo delle loro capacità associative delle storie che si articolano con quelle dei bambini e che permetteranno loro di giocare insieme e quindi di accedere ad un livello di simbolizzazione e di narrazione che legherà gli affetti nel momento di più forte sollecitazione pulsionale nel gioco.
         Dopo gli effetti « contenente » delle regole, evocheremo gli effetti « contenente » degli sguardi  come si esercitano in questa forma molto particolare del gruppo. Questo ci fa rivenire al carattere molto visivo, già evocato, di questo dispositivo.
 
         Bambini e terapeuti installati intorno alla tavola sono in permanente relazione visiva tra di loro. Gli oggetti che essi spostano per animare le loro storie esercitano ugualmente la funzione d’ attiratore di sguardo in questo rafforzamento identificatorio del colore che manifesta, durante tutto il gioco, il legame con l’autore della storia e i legami che si creano tra tutti gli autori in piena azione di messinscena e messa in gioco.
         Ma è il momento di citare due altri co-terapeuti che circondano il gruppo e lo avvolgono nel loro « sguardo-oblò » per pensare … manteniamo la metafora del viaggio.
         Citeremo l’osservatore che guarda e trascrive il visto-osservato per scritto passato al filtro della simbolizzazione. Citeremo, infine, il terapeuta referente gruppale, direttore della seduta, installato anche lui a prossimità, ma al di fuori della tavola, di fronte all’ osservatore. Questo terapeuta co-contiene il gruppo nel suo campo visivo. La sua attenzione destinata a pensare, elaborare e anche interpretare ciò che è in gioco fantasmaticamente nel gruppo, gli permette anche di percepire le infrazioni alle regole e d’ interpretarne il senso. Contenenti di sguardo, contenenti di legge si uniscono nella sua funzione che si avvicina a quella dello psicodrammatista, direttore di gioco e di seduta di psicodramma.
Queste due funzioni esercitano un ruolo fondamentale ai sensi di creazione di fondamenta.
         Questi bambini presentano in effetti, per ragioni diverse, dei disturbi nello stabilire il contatto dello sguardo nella relazione come anche dei disturbi gravi nel riconoscimento e nell’ appropriazione di senso della legge.         
Il piacere che trovano a giocare con i loro oggetti e con gli altri, la sicurezza
che provano nel gioco con i terapeuti grazie ai loro interventi regolatori portano questi bambini a investirsi molto rapidamente in questi gruppi di Scenodramma. Ne riconoscono molto presto le regole e le difendono selvaggiamente più facilmente certo, quando se ne attendono una protezione d’emergenza.
            Per sostenere il rispetto di queste regole nel gioco e bloccare un’infrazione , in particolare quando è lesiva per gli altri , abbiamo messo al servizio del terapeuta conduttore del gruppo intorno alla tavola due peronaggi che possono rappresentare il capo supremo dei giudici, il capo supremo dei gendarmi e il capo supremo dei soccorsi. Questi personaggi sono di legno non dipinto, per questo non si possono attribuire ad alcun territorio e non possono essre presi da alcun membro del gruppo. Segnano una funzione simbolica. Sono dei testimoni e degli attori della legge. Il richiamo e l’applicazione della legge con la loro utilizzazione diretta nel gioco, è confidata al terapeuta conduttore del gruppo . Questi diversifica i richiami alla legge affinché non vengano unicamente dal terapeuta conduttore di seduta.
Con questo dispositivo il bambino viene tirato in ballo per i suoi agire effrattivi soltanto attraverso l’intervento realizzato nei confronti del suo personaggio « colpevole » da parte del personaggio gendarme . Riceve quindi un’interpellazione a distanza poiché essa si indirizza al suo personaggio . In questo modo il narcisismo del bambino è meno direttamente colpito che se fosse stato interpellato direttamente dal direttore di seduta. Questa proiezione del narcisismo del bambino limita i rischi di irrigidimento difensivo o d’esplosione pulsionale.
I bambini fanno molto facilmente appello al terapeuta affiché introduca nel gioco questi personaggi limitanti e protettori . La rappresentazione delle funzioni interdicenti e protettrici può così elaborarsi progressivamente. Essa contribuisce al lavoro di strutturazione delle istanze psichiche sostenendo le funzioni superegoiche liberandole nel contempo del peso persecutorio delle imago.
Queste articolazione dello sguardo e della legge permettono di osservare un gruppo che funziona in sguardo interiore per vedere e percepire meglio i pensieri impegnati individualmente e collettivamente.
Dopo una proiezione di questo film qualcuno sottolineò l’autonomia del gruppo e il suo distacco rispetto all’occhio della cinepresa. Questa osservazione ci ha molto interessati perché lo sguardo come si esercita in questi gruppi in priorità ha per funzione di sostenere le identità e quindi il narcisismo. Non si esercita come un proiettore che mette in luce, espone e isola, mette piuttosto in relazione le persone sostenute da questo sguardo . I terapeuti incontrano sicuramente l’ incollarsi e lo sfuggire di sguardi che noi conosciamo tutti , ma lavorano in permanenza, nel loro contro-transfert, questo visto-guardato nel quale si impegnano e che modulano in questa esperienza gruppale .
Abbiamo avuto l’occasione di tener conto in una pubblicazione precedente (4) dell’ importanza di questi contenenti di sguardi per questi bambini confrontati molto spesso ad esperienze di vergogna, sia direttamente, sia nella configurazione transgenerazionale della loro famiglia.
Abbiamo evocato lo sguardo e la legge nel lavoro di costruzione delle istanze intrapsichiche del bambino. Abbiamo evocato anche il narcisismo in questo lavoro di costruzione identitaria. Continueremo questo approccio a partire da un altro punto di vista .
PIANO SEQUENZA SU : la creazione estetica
 
Questo nuovo punto di vista opera su un nuovo campo di elaborazione e di produzione del bambino che si tradurrà con una creazione estetica . Si tratta proprio di vedere e di offrire alla vista quello che, per il suo lavoro psichico, il bambino vede in interiorità. In effetti, quando affronta questa fase di lavoro, il bambino si installa in silenzio, in uno sguardo interiore di timore delle sue rappresentazioni interne, abbozzi che tradurrà in costruzioni colorate, sotto il suo sguardo esterno. Questa costruzione che prende forma nella giustapposizione tra la sua immagine interna, l’abbozzo, e l’immagine esterna alla quale si confronta, sarà all’origine del processo che noi abbiamo chiamato oggetto evoluzionale « casa estetica ».
 
(4) riportarsi alla pubblicazione precedente : les groupes de Scénodrame : leur rôle dans l’aide à la représentation du temps et l’élaboration du deuil. Revue de psychothérapie psychanalytique de groupe N° 33 Eres (B. BARON)
Non riprenderemo questo concetto qui (5). Diremo soltanto che, dopo un certo tempo d’evoluzione nel gruppo, spesso il secondo anno, il bambino si appoggia sul gruppo e sulla propria presenza a se stesso, in disparte. Questa distanza modulata gli permetterà di concentrarsi sulla realizzazione di un’opera bella che avrà per scopo di accogliere i personaggi degli altri membri del gruppo e di comunicare con loro nel piacere d’una bellezza riconosciuta e condivisa : giardino pubblico con statue, gallerie d’arte, laboratori di foto.
Ho potuto, nel film che avete appena visto, fare riferimento a questa estetica e al suo ruolo nell’elaborazione psichica .Anticipo che in effetti al momento della creazione della « casa estetica », questo oggetto evoluzionale aiuta il bambino a separarsi da un aggancio alla madre arcaica e ai suoi oggetti interni onnipotenti. Aiuta alla secondarizzazione del secondario e all’installarsi dell’Ideale dell’Io, trasformazione dell’Io Ideale onnipotente e tirannico all’interno di un Super-Io edipico in costruzione.
Ho fatto caso che nelle ultime sedute prima dell’uscita dal day hospital, nel momento in cui il bambino è confrontato alle angosce di separazione, egli riprende appoggio su questo oggetto evoluzionale, come anche riprende appoggio su dei legami intergenerazionali con l’apparire di un personaggio famigliare, legame di affiliazione a partire da temi specificamente gruppali.
Vediamo in modo particolarmente chiaro in questo film che ci mostra una delle ultime sedute del gruppo come un bambino, Simon, prende appoggio su questo oggetto evoluzionale « casa estetica » per superare la propria angoscia di separazione e riprendere relazione con ciascuno dei membri del gruppo dopo esserne stato escluso qualche istante. In effetti, è al suo ritorno che enuncia in uno stato di calma e di pensiero ritrovato, che la sua casa è un luogo di trasformazione dei metalli : « li scaldiamo, li bagniamo, così si fanno dei metalli solidi per fare delle statue ». Precisa anche : « Delle statue per decorare la città ».
La creazione estetica appare come il risultato dell’elaborazione psichica. L’angoscia di separazione è stata superata attenendosi alle regole del gruppo che gli ha permesso di assicurarsi della sua solidità attraverso il gruppale perduto-ritrovato. La legge che ha imposto la separazione provvisoria ha permesso ai suoi pensieri surriscaldati di ordinarsi e di portare a termine questa creazione. Potrà così installare una statua per decorare l’entrata della scuola di vela della sua vicina terapeuta. Potrà ugualmente riflettere con Frederic, il realizzatore del parco pubblico, ad una nuova ordinazione. Da parte sua, questo bambino stabilirà la relazione con Romaric e Xavier, il terapeuta, affiché l’accolglienza gruppale nel parco si effettui al meglio nel piacere delle emozioni di bellezza e di scoperta.
(5) Riportarsi alla pubblicazione dell’articolo di B. BARON « Les Scénodrames groupaux : une technique de psychothérapie pour des jeunes enfants » di prossima pubblicazione sui quaderni di Cliniche Psicologiche del Laboratorio di Cliniche Psicologiche dell’Università Rennes II
E’ un evoluzione importante per questo bambino che qualche anno prima metteva fuori i cinefili troppo numerosi, e dunque estremamente minacciosi, che venivano ad assistere alla proiezione del Titanic nel cinema costruito sul suo territorio. Le angosce d’effrazione e di naufragio erano allora all’ordine del giorno e rendevano impossibile il riunirsi gruppale, .riuscito due anni dopo. In effetti, sostenuto da nuovi legami d’affiliazione, saprà vendere dei biglietti, non solo individuali, ma gruppali, per le visite del suo parco.
Abbiamo potuto vedere che con queste azioni integrative della legge, Simon ha potuto abbandonare il piacere solitario dell’eccitazione e raggiungere il piacere estetico di questa presentazione della bellezza offerta al gruppo sotto forma di statue. Tramite sublimazione ha potuto metaforizzare le sue « provate » interne e la loro trasformazione. Ha messo in linguaggio e in forma visiva la sua prova del fuoco interno pulsionale che diverrà fuoco trasformatore dei metalli. Le pulsioni raffreddatesi e tenute nel crogiolo gruppale daranno forma a queste statue, oggetti di contemplazione e di comunicazione.
PIANO SEQUENZA SU : l’istituzionale
Prima di concludere e di separarci, desideravo rendervi partecipi delle nostre osservazioni su un versante più istituzionale questa volta.
Versante dell’istituzione da « perdere »
Questi bambini , prima di cominciare questa cura, avevano molte difficoltà ad esprimere e quindi a lavorare le loro angosce di separazione. Quello che deponevano nell’istituzione dipendeva parecchio dalle difese contro queste angosce, difese spesso di tipo maniaco molto sconcertanti, se non attaccanti , per l’equipe. Come eco alla restaurazione narcisistica che vivevano i genitori, attraverso questa uscita dall’ospedale, i bambini ostentavano il loro piacere, o meglio la loro vittoria, riguardo a questa uscita.
Dal momento della costituzione dei gruppi di scenodramma, i bambini vi depositano le loro angosce e la loro depresssione e possono elaborarle grazie all’aiuto del gruppo e dei terapeuti.
Così, da una parte essi attaccano meno l’ambiente istituzionale e dall’altra, a causa della mia propria iscrizione istituzionale in quanto psicologa del day hospital, posso essere testimone di questa sofferenza e di questo lavoro dei bambini, cosa che produce un effetto pareccitante e che sostiene la riflessione.
Versante dell’istituzione « da trovare »
Dacché i bambini possono realizzare questo lavoro psichico della separazione prima di lasciare il day hospital, osserviamo che la loro integrazione nella loro nuova struttura si fa molto più facilmente . L’oggetto perduto ha potuto essere interiorizzato e disintossicato durante questo lavoro preliminare. Le pulsioni d’odio e l’ascendente d’invidia che potrebbero esercitarsi verso un oggetto cattivo che li ha abbandonati e che, per questo, potrebbero fissarsi in una relazione di tipo persecutorio sono trasformati. Il bambino che sarebbe fragilizzato da questo oggetto interiorizzato perduto e attaccante e potrebbe difendersene con dei processi di spostamento sulla nuova istituzione, o d’idealizzazione di quest’ultima, non è più esposto a questi rischi. Ha acquisito una sicurezza interna rispetto ad un oggetto perduto rimasto sufficientemente buono e soccorevole per accompagnarlo verso altri incontri istituzionali.
PIANO SEQUENZA SU : la fine del nostro scalo
 
All’inizio era l’oggetto ma solo un lungo viaggio permette a questi bambini di conoscerlo. Così potranno conoscere (il) soggetto* al riparo di porti che i nostri gruppi istituzionali tentano di sistemare per loro. Porti con fari, alimentazione, depurazione ecc. Porti rifugio perchè le pulsioni di vita incontrino il loro oggetto e che il seguito del viaggio si effettui con sicurezze migliori, stive meglio riempite , carte meglio disegnate e timoni ben tenuti.
Non si tratta più del « viaggio immobile » di F. Pessoa ** ma di un viaggio evolutivo per i bambini e per i terapeuti nello scenodramma ***.
* (sul testo francese gioco di parole tra connaître= conoscere e co-naitre= co-nascere. N. d. T)
 ** Fernando PESSOA : Fragment d’un voyage immobile – Paris, Rivages poche 1990, p. 80
*** Web site : www.scenodrame.org
                                                                                 Brigitte BARON-PRETER
                                                                                 Psychologue Clinicienne
                                                                                 (SFPPG/EFPP) (SFTFP/AIPCF)
                                                                                 19, rue de la forêt
                                                                                 35830 BETTON – FRANCIA
                                                                                 baron.preter@wanadoo.fr